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Il confine sottile tra amor proprio ed egocentrismo


C’è un momento, nella vita di ogni uomo e di ogni donna, in cui una scelta necessaria viene scambiata per egoismo. Accade quando qualcuno smette di dare più di quanto può, quando rallenta, quando prende distanza, quando decide di non restare in una dinamica che consuma.


Da fuori, quel gesto può sembrare chiusura. Da dentro, spesso è sopravvivenza.


Viviamo in un tempo in cui il confine tra amor proprio ed egocentrismo è diventato confuso, sfocato, manipolabile e questa confusione crea due grandi fraintendimenti:

da una parte chi viene accusato di essere egoista solo perché ha iniziato a rispettarsi,

dall’altra chi evita di mettersi al centro della propria vita per paura di sembrare egoista.


L’egocentrismo, però, non nasce dal fermarsi, nasce dal prendere senza vedere.


È l’atteggiamento di chi occupa spazio emotivo senza chiedersi se sta togliendo ossigeno all’altro, di chi pretende ascolto, presenza, disponibilità, comprensione, ma non è disposto a restituire lo stesso, di chi usa il legame come appoggio, non come incontro.


L’egocentrico ... uomo o donna che sia ... oltrepassa i confini:

non dialoga: spinge,

non ascolta: convince,

non chiede: dà per scontato....

e quando l’altro o l’altra prova a fermarsi, a sottrarsi, a dire “così non sto bene”, allora accade qualcosa di sottile, ma potente:

il disagio viene trasformato in colpa, il bisogno di protezione diventa egoismo, la richiesta di rispetto diventa freddezza e la distanza diventa punizione.

Illustrazione simbolica divisa in due parti: da un lato una figura umana che occupa tutto lo spazio, rappresentando l’egocentrismo; dall’altro una figura centrata e radicata, con confini definiti, simbolo dell’amor proprio e del rispetto di sé.

È qui che l’egocentrismo può trasformarsi in manipolazione:

quando il confine dell’altro viene vissuto come un affronto personale,

quando il “no” dell’altro viene letto come una mancanza d’amore,

quando il silenzio viene colpevolizzato invece che ascoltato...

ma l’amor proprio è un’altra cosa e spesso è molto meno rumoroso.


L’amor proprio non nasce dal voler avere di più, ma dal non voler perdere se stessi.


È quella consapevolezza che arriva dopo aver dato, spiegato, compreso, atteso, è la voce interna che, senza rabbia, a un certo punto dice: “Così non posso continuare”, non perché l’altro sia necessariamente cattivo, ma perché la relazione, il contesto, o la dinamica hanno smesso di essere sostenibili.

Amor proprio è restare quando si può restare senza annullarsi e andarsene quando restare significa consumarsi, è dire “no” non per punire, ma per non rompersi, è smettere di spiegarsi all’infinito quando il dialogo non esiste più, ma solo un monologo travestito da confronto.


Eppure, c’è anche l’altro lato di questa storia, ovvero quello di chi non mette confini non perché sia buono o buona, ma perché ha paura..

Paura di sembrare egoista.

Paura di perdere l’altro.

Paura di non essere scelto, scelta, amato, amata.

Paura di essere giudicato o giudicata come freddo, fredda, duro, dura.


Così si resta.

Si sopporta.

Si giustifica.

Ci si convince che l’amore sia sacrificio continuo, che capire significhi annullarsi, che essere maturi voglia dire tacere sempre, ma l’amore che chiede di sparire non è amore, è abitudine al dolore ed è qui che avviene il paradosso più grande:

quando una persona inizia finalmente a rispettarsi, viene accusata di egoismo, quando smette di sacrificarsi, viene vista come cambiata, quando sceglie se stessa o se stesso, viene giudicata come fredda o distante.


In realtà, non è cambiata, ha semplicemente smesso di tradirsi.


La verità è che l’amor proprio non toglie nulla di sano, ma leva solo ciò che era costruito sull’eccesso, sulla paura, sul silenzio forzato, sulla disponibilità oltre misura e quando questo accade, qualcuno si sente privato, perché non può più prendere senza limiti.


Amarsi significa smettere di essere "zerbini" e vivere bene non è un atto egoista, è una responsabilità verso se stessi e verso chi, accanto a noi, vuole davvero incontrarci come persone intere, non usarci come appoggio emotivo, contenitore, o rifugio temporaneo.


Detto questo... se il tuo confine fa arrabbiare qualcuno, chiediti se stai davvero facendo del male, o se stai semplicemente smettendo di farne a te stesso, o a te stessa, perché l’egoismo ferisce, l’amor proprio, invece, chiarisce e ciò che si rompe davanti alla chiarezza non era equilibrio.


Era solo abitudine a stare troppo a lungo in una posizione sbilanciata.

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